sabato 8 maggio 2010

"Veri Lupi di Mare"

 
Ho seguito, come tanti altri, su TMC la Coppa America. Fantastico! Devo provare anch'io, mi sono detto. Così dopo tanti anni di pesca subacquea, ho deciso di avventurarmi nel mondo della vela. Mi sono iscritto a un corso e, con l’intento di imparare rapidamente, ho partecipato ad un buon numero di regate. A tal proposito vi racconto, in parte, quanto accaduto nella mia prima regata d’altura. Eravamo al traguardo e tutto l’equipaggio esplodeva in fragorosi “evviva”, convinto di aver fatto davvero bene. A terra, però, si scopriva che altri, con una barca uguale alla nostra, ci avevano preceduto e non di poco. Lo sconforto fu totale. Secondo me, diceva Toni il nostro ”tattico” allo “skipper” Bepi, il fottutissimo … ha acceso il motore. Bepi, che doveva saperne di più, ridendo affermava che sull’altra barca non regatavano Toni e il nostro equipaggio! Queste parole mi stimolarono a tentare di capire quello che era avvenuto. La barca sembrava a punto, le vele buone, l’equipaggio efficiente … forse, pensai, il tattico rivale, più competente, aveva fatto scelte più redditizie, forse l’altro timoniere era più veloce, forse il vento li aveva favoriti. In realtà tutti questi elementi avevano avuto il loro peso. Navigare veloci a vela, pur con l’aiuto della tecnologia è sempre un’arte. In alcuni ruoli d’equipaggio sono fondamentali esperienza e intelligenza, in altri prevalgono forza fisica e grinta. La partita si gioca in gruppo! In concreto, avevamo ancora molto da imparare!

Cominciamo con il dire che il vento, il nostro motore ecologico, ha un carattere estremamente "bizzoso" specialmente nei nostri microclimi, che la superficie del mare è abbastanza spesso agitata, perchè il vento, che noi cerchiamo, genera in ogni caso delle onde. Avremmo dovuto essere più concentrati e pronti a manovrare con maggiore rapidità e precisione. Il tattico doveva fare più attenzione, anticipare i "salti di vento", valutando meglio "correnti" e "direzione delle onde". Il timoniere avrebbe così migliorato la "stabilità di rotta" con grande vantaggio per la velocità. In queste circostanze, con un pizzico di fortuna, avremmo potuto brindare alla vittoria.



La navigazione tuttavia sarà sempre accurata non solo in regata ma anche in "crociera", seppure con altri obbiettivi: natura, paesaggio, esplorazione anche subacquea, sole, pesca, bagni e tutto ciò che ci fa sentire più "liberi". Per concludere giornate così "impegnate" ci premieremo con una giusta cena al ristorante. Questa atmosfera idilliaca viene spesso turbata dall'equipaggio di qualche altra imbarcazione. Per fortuna non ci sono cannoni sulle barche da diporto. In vero, in qualche caso, ha fatto capolino il desiderio di averne uno (pazienza se di piccolo carico). Chissà se avremmo resistito alla tentazione di accendere la miccia.
Per fortuna in mare aperto lo spirito battagliero si traduce in confronto quasi sportivo: imbarcazioni simili si cimentano in "match-race" all'ultimo sangue. Quando poi le imbarcazioni "nemiche" sono di diversa "bandiera" i contendenti sono investiti da un incredibile "amor patrio" che nemmeno sapevano di possedere.
È altresì noto ai più che tra "velisti" e "motoscafisti" non corre buon sangue. Gli appellativi dispregiativi si sprecano. È probabile che il velista abbia più esperienza del conducente di un "ferro da stiro". Gioco forza passa più tempo in mare, la sua barca è più lenta, gli piace navigare e no intende semplicemente andare da un punto all'altro. Deve quasi sempre compiere manovre più complesse anche solo per ormeggiare. Nessuno tuttavia nasce maestro e per mare tutti potremmo avere bisogno l'uno dell'altro, anche se non è impossibile che qualche maleducato cafone riesca a suscitare istinti omicidi. Fegato sano! Il mare e gli elementi sono giudici imparziali. Nemmeno il più incallito "azzeccagarbugli" può tentare una discussione con le forze della natura. Il rispetto, quasi riverenza, nasce spontaneo di fronte alla forza e bellezza del mare. Un po' meno immediato è questo senso nei confronti di chi come noi ne fa oggetto di diletto o per chi ci lavora, comprese le forze di polizia. Che in qualche caso sembrano mosse da intenti tipicamente persecutori. Forse, come spesso accade, qualcuno per campare è costretto a fare un lavoro che non gli piace per niente. Magari soffre terribilmente quel mal di mare che come minimo gli abbiamo augurato, di tutto cuore, a causa di un salato verbale. Non dimentichiamo però che tante volte questi rappresentanti delle forze dell'ordine vanno per mare per salvare delle vite umane in condizioni di grande difficoltà. È chiaro che nessuno sano di mente mette volontariamente in gioco la propria vita, men che meno per diletto.
Queste ed altre considerazioni dovrebbero farci comprendere come sia necessario stabilire delle regole di sicurezza e navigazione, mai disgiunte da una consistente dose di buon senso e prudenza. Diamo uno sguardo ad alcune norme a cui è saggio attenersi: informarsi sempre sulle dotazioni di sicurezza, la precedenza si da a destra (luce di via verde), la barca a vela (solo se a vela) ha precedenza su alcune barche a motore, che pur avendoci visto non è detto che vogliano o possano darcela. Noi siamo poi sicurissimi di aver capito bene i segnalamenti che questa eventualmente espone? Di sapere con quale rapidità o rischio (leggi pescaggio o carico) l'altra imbarcazione possa manovrare? Tra barche a vela (che navigano solo a vela) valgono le regole. Mure a dx precedenza su mure sx, sottovento diritto di passo su sopravento. In sorpasso non si deve intralciare causare eccessivo moto ondoso. Ciò vale soprattutto per certi "piloti" di "motor yacht". Ansiosi di pavoneggiarsi scaricano tutta la potenza dei loro mega motori profumando l'aria di "essenze tecnologiche". Lasciano così tangibile il messaggio importantissimo del loro transito. Suvvia! Siamo dei veri gentleman: se facciamo finta di non vederli ci soffrono. Niente turbamenti. Procediamo verso il mare aperto che, se appena un po' mosso, è un vero spauracchio per cafoni maleducati.

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